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Elba mon amour!

Siamo all’Elba da soli 3 giorni, ma mi sento di dire che il test sulle arterie nuove di Giorgio è stato ampiamente superato! Dopo esserci ritrovati tutti insieme a Marina di Salivoli (chi arrivato con barca chi sulle 4 ruote) decidiamo di salpare di primo mattino (più o meno mezzogiorno) per l’Elba. La traversata di un’oretta che ci separa dall’isola sarebbe molto piacevole se non fosse per i traghetti che la percorrono parecchie volte al giorno avanti e indietro: fino a 100 corse quotidiane avevamo letto sulle pubblicità e le abbiamo incrociate quasi tutte!

Scampati ai traghetti e alle onde indotte dal loro passaggio ancoriamo a sud dell’isola e ci godiamo una giornata di sole, mare e pesci. La sera torniamo in porto soddisfatti e bruciacchiati. Mattino dopo dapprima decidiamo di non uscire dato il forte vento di scirocco previsto, ma poi conveniamo che le previsioni non sono attendibili e puntiamo verso l’Elba. Il vento è sostenuto e poco tempo -ma molti traghetti- dopo siamo in una caletta meravigliosa vicino a Portoferraio, a Nisporto. Continuiamo a complimentarci con noi stessi per la scelta e ci godiamo la giornata sino alle 6, quando decidiamo di rientrare in porto. Appena usciti dalla caletta troviamo un forte vento e mare grosso, ma soprattutto non una vela in vista. Decidiamo di andare a motore aggrappati al bimini che sembra prendere il volo da un momento all’altro quando sentiamo un rumore sospetto: è la spia del surriscaldamento del motore! Il comandante inverte la rotta, spegne il motore e apre il fiocco e soltanto col nostro piccolo fiocco autovirante andiamo di bolina toccando velocità inaspettate. Io chiamo Portoferraio ma ovviamente non c’è nemmeno un posto libero, allora chiamo la Guardia Costiera che ci suggerisce di raggiungere la rada del Porto. Probabilmente nella caletta di Nisporto saremmo più riparati, ma io mi sento più sicura vicino alla civiltà (e a qualcuno che ci aggiusti il motore!) quindi puntiamo verso Portoferraio. Arrivati all’ingresso del porto tentiamo la virata ma il fiocco non ne vuol sapere, in compenso gli scogli si avvicinano festosi… Al terzo tentativo finalmente il motore dà segni di vita e riusciamo a virare e a evitare in traghetto che ci suona insistentemente alle spalle con un aggraziato giro intorno a noi stessi; non c’è storia, Wanetula è sempre la barca più elegante!!

Entrati in porto cerchiamo un posticino dove gettare l’ancora tra gli sguardi d’odio degli altri velisti (alla faccia della solidarietà tra simili!). Al secondo tentativo troviamo un buchetto perfetto da cui non ci muoviamo per tutta la notte, al contrario dei nostri vicini che alle 3 di notte si sono dovuti spostare perché avendo poca ancora se ne andavano in giro ad arare per il porto… Giorgio non ha dormito più di 3 ore e sicuramente non di fila, Fra ha dormito sul divano perché gli mancava l’aria (ma se c’erano raffiche di vento a 30 nodi?!), Benni si è imbottita di stugeron e io vegliavo su Giorgio che vegliava sulla barca. L’unica che ha dormito il sonno dei giusti è stata Marti, che si è svegliata il mattino dopo a metà della traversata del ritorno verso la terraferma, molto contrariata perché doveva indossare il giubbottino di salvataggio…

A Marina di Salivoli ci hanno cambiato la cinghia del motore e dopo un pomeriggio di riposo, un giretto con cena a Grosseto e una dormita ristoratrice (a parte quando ha iniziato a diluviare e Giorgio si è alzato a chiudere gli obló, aprire lo sprayhood, chiudere il bimini e cazzare le trappe) ora siamo pronti per nuove avventure…

Ma non dovevano essere le vacanze piú rilassanti quelle in barca a vela???!!!!

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To sail or not to sail…

Giovedì mattina presto (tipo 11.30!) siamo partiti con la solita formazione da 3 -G, M ed io- alla volta del porto di La Spezia, dove ci aspettava la barchetta che terrà compagnia al nostro inverno (e ai miei post, ci scommetto!).
Siamo arrivati al molo G nel primo pomeriggio, speranzosi di goderci ancora un po’ di solicino sulla tuga… ma davanti alla barca – carichi come muli di cuscini, coperte e vettovaglie amene – un momento di sconforto: la passerella si era spezzata in due ed era franata in acqua. Ma nulla può fermare Capitan Giorgio che con un balzo felino (ginocchio permettendo) è salito a bordo della barca vicina e da lì si è tuffato sulla nostra. Ok ma adesso?! Dopo vari tentativi è riuscito a tirare fuori la passerella dall’acqua e me l’ha lanciata; gira di qui gira di lì, apri il moschettone (“non questo quellooooooooooooo!”) siamo riusciti a posizionarla in maniera quasi stabile e siamo saliti a bordo senza dover chiedere asilo ai vicini.
COME INIZIO NIENTE MALE!
Una volta dentro parte la ricognizione e il nostro entusiasmo non si spegne nemmeno di fronte all’evidenza che il proprietario ha lasciato l’oblò aperto nella cabina di poppa e che la pioggia ne ha allagata metà… ma per fortuna la barca è fornita di ogni attrezzo e così grazie a molte spungette e un paio di strofinacci asciughiamo tutto entro sera…
E finalmente ci sdraiamo a prendere il solicino delle 15/16. Viene buio presto, ma sottocoperta troviamo spiderman 3 dentro il lettore DVD e così mentre Giorgio lavora come un nostromo iperattivo Marti ed io ci godiamo il film. Verso le 7 siamo tutti sudati marci, effettivamente devo aver alzato un po’ troppo il riscaldamento… e così ci spostiamo nel centro di Spezia, molto carino e vivace, e poi la prima notte in barca: si dorme benissssssssimo!
A mattino colazione al porto e giro dei negozietti, acquisto di un deumidificatore (che anche con l’oblò chiuso sembra essercene bisogno) e pranzo da Mac; ma nonostante l’happy meel Marti si lamenta, ha freddo e mal di pancia… NOOOOOO, la sindrome arcinota: la febbre dei 4 gg di festa!! Per un po’ neghiamo l’evidenza, ma alle 5 le lamentele sono troppo sonore e decidiamo di tornare a Torino, così Giorgio chiude in fretta e furia la barca e partiamo. Il mattino seguente però, a casa, ci mancano i documenti della barca e la patente nautica, Giorgio entra in stato catatonico e non riesce a ricordare se li ha buttati con la spazzatura o in mare. Fra e Benny si offrono di tornare con lui in barca e dopo 3 ore di suspence finalmente il responso: trovati!! Si definiscono così le due formazioni: G-F-B a La Spezia si godono la brezza marina e E-C-M a Torino ne approfittano per andare dal parrucchiere e poi a vedere Happy Feet 2 in 3D. Stamattina -domenica- i marinari dovrebbero farsi una navigatina mentre noi ragazze di città pranziamo con sorella/zia e cuginetta/nipote. Sono passati solo 3 gg di vacanza, ma sembra un mese… certo che, TRANQUILLI MAI?!!!!!!

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Vela spiego…

La crociera parte sotto i migliori auspici: LA skipper che doveva accompagnarci ha avuto un incidente e si deve sottoporre ad una operazione, il suo sostituto ha male ad una spalla e deve fare un ciclo di radioterapia quindi ricadiamo sulla terza scelta, il simpatico Giovanni! Ci imbarchiamo il 6 sera, andiamo a fare un bagnetto lì vicino e poi torniamo a cenare a Tropea, salendo dal porto e quindi dai 240 gradini che portano al primo “affaccio”. Si dorme in porto, a 50 m dalla discoteca che spegne la musica verso le 5, mezz’oretta prima della nostra partenza. Alle 6, freschi come delle roselline di campo, diamo inizio alla crociera e, rigorosamente a motore perché non c’è una bava di vento, in 6 ore raggiungiamo Lipari dove ci bagniamo (e svegliamo) un po’. Poi Panarea, dove ci mettiamo in rada facendo attenzione a stare lontani dalla temibilissima discoteca Raya, raggiunta di sera da traghetti che arrivano da TUTTE le Eolie e si fermano sino all’alba.

Col tender e poi con il taxi dell’isola facciamo un giro e vediamo solo fighetti in Panama bianco e quindi dopo un’ottima granita torniamo in barca e ceniamo. Siamo lontani dal Raya ma non dalla festa in una villa dove ballano tutta la notte, quindi al suono di Vamos a la playa e sognando i Righeira passiamo la nostra seconda notte in barca.

Mattino sveglia presto, manco a dirlo!, e partenza per Lipari. Cami dice che non metterà mai più piede su una barca a vela, Marti piange che le manca tanto l’asilo e Fra bofonchia che non c’è vento e dobbiamo andare a motore e in questo clima disteso incontriamo i faraglioni e le piscine naturali della costa di Lipari: è un paesaggio mozzafiato!

La sera cena a Lipari e negozietti, si dorme ormeggiati vicino al porto.

Terza mattina, si parte per Vulcano. C’è un po’ di vento quindi si veleggia un po’. La natura è bellissima, sembra di tornare nel giurassico, ci ormeggiamo al pontile di Vulcanello perché il meteo paventa burrasca, mangiamo in barca e poi Giorgio io e Giovanni camminiamo al buio totale sino al paesello. Notte in porto, sarà silenzioso? Naaaaa, i nostri vicini napoletani a mezzanotte decidono di festeggiare il compleanno del figlioletto: “tanti auguri a teeeeeeeee…..”

La quarta mattina c’è vento e moooolto mare, decidiamo di prenotare il pontile anche per la sera per sicurezza e veleggiamo un po’ intorno all’isola. Cami sempre più disperata, Marti non mette mai il naso fuori e gioca in cabina tutto il tempo… almeno capiamo che non patisce.

Penultimo giorno di barca, arriviamo a Salina; c’è molto mare e Fra si sente male (probabilmente perchè ha mangiato 1kg e mezzo di noccioline a colazione…) quindi alle 14 scendiamo a terra perché lui si riprenda. Tutti i negozi sono chiusi sino alle 17 mai noi ci consoliamo ingurgitando buonissime granite: io limone, Fra arancio, Cami 2 ai fichi, Giorgio 1 pesca e 1 fichi… ciondoliamo sino alle 17 e poi torniamo in barca per due tuffi. Sera cena da mamma savina, con vista strepitosa su Stromboli e prelibatezze gastronomiche… io parto con le zeppe di Prada e, ovviamente, torno a piedi nudi… le caviglie mi servono ancora per qualche giorno!

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Col vento in poppa

Ecco, quella gambetta penzula che tiene su la barca è Fra, promosso a Caprera st’estate (4 su 17!!), il prossimo anno potrà fare il corso da istruttore… Mica avrete pensato promosso al Segrè vero?!! Naaa, qui a casa Bellanta ci si concentra su cose serie, mica si sta a pettinare le bambole… Scuola di vela quasi marziale, scuola di sopravvivenza, di disciplina e di vita. Ci vorrebbero un paio di settimane al mese e Francesco righerebbe dritto come un fuso… quasi quasi ci faccio un pensierino…

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