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Back home

E alla fine, anche se con un giorno di ritardo, siamo tornati. Siamo partiti con il cielo che più blu non si poteva e siamo arrivati con la pioggerella e il grigio milanese che però ci ha accompagnato sino a Torino. Abbiamo ancora i bagagli da aprire, stasera daremo i regali ai ragazzi – gran bel momento!! – ma in questo preciso istante Giorgio è occupato in un’attività che mi sa tanto lo terrà occupato per tutto il giorno (se basta!). Dunque, ieri, dato il grande successo riscosso col primo “Pisolino da Tiffany“, Giorgio ha deciso di replicare; siamo andati nel nuovo negozio a Soho, mooolto più tranquillo ed elegante di quello nella 5 Av, e soprattutto con dei veri e comodissimi divani – ovviamente turchesi o meglio Blue Tiffany. Ma nei 2 minuti trascorsi tra quando si è seduto in poltrona a quando ha iniziato a russare Giorgio è stato attratto dalla libreria alle sue spalle, riempita di libri rigorosamente divisi per nuance. E così appena arrivati in soggiorno ha deciso di applicare lo stesso criterio alla nostra libreria. Non sono servite a nulla le mie resistenze nè l’aver sottolineato che poteva anche funzionare come metodo con 30 libri nel negozio, ma non con le centinaia di casa nostra. Io già facevo fatica prima a ritrovare i miei libri che erano stati infilati sugli scaffali in ordine di altezza… adesso secondo pantone non ce la posso proprio fare! Ma ho desistito dal cercare di dissuaderlo. Forse è un rito propiziatorio per il ritorno a casa e al lavoro, un modo per accogliere l’autunno oppure un passatempo migliore del sudoko… O magari è per dirmi che gli è piaciuto tanto che lo portassi due volte in quattro giorni da Tiffany e che ci vuole ritornare presto?!!! Naaaaaaaaaa…

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Archiviato in 2012, caro diario..., famiglia, New York

2nd part!

Sabato mattina è finalmente venuta l’ora di visitare le gallerie di Brooklyn (Giorgio muore letteralmente dalla voglia…!).

Partiamo sempre a piedi e dopo aver comprato un paio di guanti per Giorgio nella solita Bleecker St -altrimenti con le mani ghiacciate rischia di far scivolare la macchina fotografica!- torniamo a Soho dove ci soffermiamo in un paio di gallerie. In una in particolare hanno quadri di Damien Hirst che ci piacciono parecchio, prezzo a parte, e commettiamo l’errore di manifestare il gradimento alla gallerista che per tutto il we mi tormenterà di mail con informazioni e minacce sull’opera che ci piaceva… a ogni mail il prezzo scende, ma quando si attesta sui 11,250.oo capiamo che non sarà mai nostra.

A Soho si sta proprio bene ma la nostra mission giornaliera è Brooklyn quindi, dato il vento forza 60 che ci spinge in direzione opposta, decidiamo di prendere un taxi e attraversare il ponte. Il tassista non ha la minima idea di dove dobbiamo andare ed è anche piuttosto sorpreso che noi si voglia lasciare il bel quartierino dove siamo per andarci a infognare in quelle strade abbandonate, ma nonostante qualche reticenza ci porta proprio lì. Ma lì dove? Boh… La zona di Dumbo descritta da tutti i giornali come trendissima, giovane, updated è totalmente deserta; il Dumbo Art Center chiuso (di sabato) e anche piuttosto abbandonato. La signora del negozio a 2 numeri di distanza non sa nemmeno della sua esistenza (forse ci fanno inaugurazioni molto silenziose? Feste per sordomuti?!!!) e quindi decidiamo di rifocillarci e riscaldarci in una caffetteria lì vicina.

Finito il brunch dovremmo, secondo scaletta, farci un giro per Brooklyn, scovare dove abita Paul Auster etc etc, ma piove come a Jakarta ad agosto con la temperatura di Mosca a dicembre quindi Giorgio getta la spugna e mi implora di tornare in albergo (diciamola tutta: non credo che ci tenesse tanto al tour letterario!!!), così, zuppi, saliamo sul taxi che ci riporta allo Standard Hotel.

Adeguatamente riposati e asciugati alle 6 usciamo per andare a vedere lo show Fuerza Bruta, piove ancora tantissimo ma quando usciamo dal teatro non ce ne accorgiamo quasi perchè durante tutto lo spettacolo ci hanno, in ordine: soffiato aria gelida contro, innaffiato abbondantemente d’acqua, spaccato pezzi di polistirolo in testa e infine docciati… è quasi un sollievo uscire nella pioggia battente di NY, almeno abbiamo l’ombrello! Ceniamo senza difficoltà (fuori dal meatpacking district ti lasciano entrare nei ristoranti anche senza prenotazione!!) in un locale accogliente e poi affrontiamo la camminata di mezz’ora sotto il diluvio con un ombrellino tascabile… arriviamo fradici come se avessimo rischiato di annegare in tutte le pozzanghere ma felici e Giorgio passa l’ora successiva ad asciugare col phon gli indumenti appesi nella doccia.

Ultimo giorno a NY: dopo una passaggiata sulla High Line (Giorgio non c’era ancora stato) andiamo a caccia di una Parker per Dario; non è semplicissimo perchè la domenica molti negozi chiudono ma la troviamo alla Grand Central Station che approfittiamo per rivedere (è sempre bellissima). Poi andiamo a zonzo, facciamo una puntata da Tiffany (ma che bella sta punta di turchese!) e poi torniamo in albergo per partire.

Sono stati 4 giorni bbbbbbbbbellissimi! Tornata a Torino mi sono anche offerta di recensire alcune delle mostre che ho visto e me ne hanno richieste tre che sto scrivendo adesso… Mettiamola così: se ogni 3 mesi mi pagassero viaggio e soggiorno a NY per recensire qualche mostra lo farei volentieri, anche non mi pagassero gli articoli! Capitoooo?????

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We were there!

E noi c’eravamo! I primi di agosto, mentre eravamo sulla quinta, siamo inciampati sulla neve di fronte al negozio di Tiffany… e vabbè che a New York tutto è possibile, ma la neve ad agosto…

Comunque, per chi si trovasse nei paraggi e volesse portarmi qualcosa per Natale, tutto quello che c’era al secondo e al terzo piano era di mio gradimento, non si può sbagliare!

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