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Non ho l’età…

E’ ufficiale: non ho più l’età per andare a Euro Disney con 2 bimbi piccoli… è martedì sera e ancora non mi sono ripresa dal week-end! Ma, ricapitolando, questa è la genesi dell’avventura: il mio figlioccio Matteo domenica scorsa ha fatto la prima comunione e come “santo” dono ho pensato bene di regalargli un we a Eurodisney, con la sua mamma Jessica e la mia bimba Martina a carico. Così venerdì mattina alle 10, dopo aver lasciato la macchina al parcheggio più lontano dall’aereoporto e aver preso il pullmino, ci siamo imbarcati per Parigi. Da Charles de Gaule, dopo il solito pullmino per spostarsi di terminal e l’official bus di Walt Disney, arriviamo al nostro albergo Santa Fè, il più sgalfo dei numerosi alberghi nel parco. La hall è già abbastanza basic, non oso immaginare le stanze che in genere sono molto peggio delle zone comuni… In ogni caso rimandiamo la delusione a più tardi perchè la stanza non è ancora pronta, quindi posiamo le valige alla bagagerie e prendiamo l’ennesimo pullman per il parco (il nostro albergone è dentro certo… ma ehm, un po’ ai margini diciamo…). Alle 15 attraversiamo finalmente le porte del parco e non ci fermiamo sino alle 19, orario di chiusura durante la settimana. Matteo ed io abbiamo affrontato le Space Mountains e i miei lividi che ora tendono al verdognolo possono testimoniarlo… Tutti e 4 abbiamo fatto un giro nel castello stregato e sulle auto d’epoca, ci siamo nauseati sulle tazze, sull’astronave di Buzz Lightear, Marti sulla giostra dei cavalli e poi lungamente in una boutique a scegliere il vestito di Belle che indosserà subito e per tutta la cena successiva. Dopo la parata delle 19 non ci resta che riprendere il pullman (ancora??!!) e tornare in albergo per impadronirci della nostra lussuosa stanza. Dopo una breve doccia tutti al ristorante messicano più improbabile del mondo e poi, finalmente, in camera a dormire verso le 23.30.

Il mattino dopo -per non stancarci troppo!- decidiamo di fare un salto a Parigi. Dopo un viaggio interminabile (pullman, Rer, Metro, piedi) arriviamo sotto la Tour Eiffel e ci lasciamo convincere dai ragazzi a salire in cima: pessima idea! Due ore di coda sotto il sole e molto sudore dopo saliamo al secondo piano della Tour (per il terzo c’è ancora un’ora di coda e non ce la sentiamo proprio anche perhè intanto si sono fatte le 15!), Matteo e Jessica guardano Parigi dall’alto, Marti ed io litighiamo perchè lei, ormai visibilmente disidratata, vorrebbe un ghiacciolo e sulla Tour offrono solo gelati vaniglia e fragola… un successone!

Scendiamo in acensore e, per non farci mancare nulla, facciamo fare un giro sulla giostra coi cavalli a Matteo e Martina per 6 euro cercando di non pensare a tutte le giostre che ci aspettano al parco di cui abbiamo già pagato l’entrata… per fortuna ci vengono incontro Nicoletta e Adolfo che abitano a due passi da qui e ci hanno preparato un magnifico pranzetto ristoratore. Dopo questa piacevolissima sosta decidiamo di non proseguire la visita di Parigi e di rientrare a Eurodisney, quindi Metro e Rer dove Marti si addormenta esausta, e alle 19 siamo di nuovo al Parco che fortunatamente (?!) stasera chiude alle 22. Siamo arrivati giusto in tempo per la parata che rivediamo divorando zucchero a velo e poi proseguiamo per il covo dei pirati dove stiamo in coda per mezzoretta prima che ci dicano che l’attrazione è momentaneamente sospesa (ma cos’è la nuvola di Fantozzi?!), così ci dividiamo e ci diamo appuntamento dopo un’ora: Marti ed io facciamo la coda per Dumbo e quando finalmente tocca a noi scegliamo proprio la navicella col braccio rotto che quindi gira senza alzarsi mai in volo (incomincio a credere di essere su Scherzi a parte…), poi torniamo dai pirati e finalmente facciamo il giro sulla barca che a Marti piace molto. Infine sosta per l’ennesimo vestito, questa volta da Aurora La bella addormentata nel bosco. Sono le 22 e -finalmente!- chiudono il parco, ma niente paura proprio accanto c’è il Disney village con tutti i ristoranti e negozi. Facciamo 45 minuti di coda da Mac Donald’s per un Happy Meal e 3 patatine e mentre ci sediamo fuori a mangiare inizia a diluviare… l’avevo detto io che c’era la nuvola fantozziana! Compriamo due ombrelli con i quali bene o male riusciamo a raggiungere il pullman per l’albergo dove arriviamo zuppi e distrutti poco prima di mezzanotte…

Il terzo giorno dopo aver fatto colazione, medicato Martina che si è ferita con gli zoccoletti di Belle e sbrigato le pratiche di check out prendiamo il solito pullman giallo e alle 11 siamo ai Walt Disney Studios: fighissimi! Coda di un’ora per fare l’ascensore dell’Hollywood Tower spaventosisssssimo ma molto divertente. Poi ci dividiamo per giostre a seconda dell’altezza (Marti non ne può fare molte che partono da 1 metro e 20) e ci ritroviamo alle 14.30 di fronte alla giostra di Nemo nella corrente australiana. Mentre noi facciamo la coda Jessica e Matteo cercano qualcosa da mangiare e dopo appena un’ora ci raggiungono (tranquilli la coda durerà ancora 40 minuti!) infilandosi sotto gli sguardi d’odio degli altri in attesa. La giostra è molto divertente, ma Marti è terrorizzata e urla per tutti e 2 i minuti: “Ho paura! Non la voglio fare! Tienimiiiiiii!” e con questo bel ricordo abbandoniamo il parco per andare a prendere il pullman per l’aereoporto. Martina ormai si addormenta tutto dove si siede ed è difficilissimo risvegliarla.




Per fortuna ha sostituito il vestito di Belle indossato la mattina con quello di Aurora che è vero che striscia per terra perchè è una taglia in più, ma almeno non ha la crinolina rigida nella gonna che dava leggermente fastidio nell’allacciare la cintura di sicurezza. Dopo il check-in scrofaniamo più o meno tutto quello che troviamo in aereoporto e, con un leggerissimo ritardo, saliamo finalmente sull’aereo che ci porterà a casa. A Caselle ci aspetta (veramente lo aspettiamo noi) il pullman per il parcheggio e poi il viaggio in macchina sino a casa dove arriviamo più o meno alle 23. Non posso credere che domani andrò a lavorare, avrei bisogno di un bel week-end per riposarmi!!!

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Bye bye Parigi

Tutto iniziò il 23 dicembre… anzi, no! Tutto iniziò il 23 settembre quando decidemmo di passare il Capodanno a Parigi dai Martixi… Ricerche su internet per l’albergo più vicino a casa loro, più carino, meno caro, possibilmente con la colazione per celiaci… Sembra impossibile e invece no: prenotato a fine ottobre dopo centinaia di mail con tutti i consierges di Parigi! Per il tgv è stato ancora più difficile: non aprivano le prenotazioni (nonostante fossero da un po’ passati i canonici 3 mesi di anticipo) e quando finalmente sono apparsi i treni non c’era già più posto in seconda. Ma non ci siamo persi d’animo, all’andata prima al ritorno seconda, d’altronde Parigi val bene una Mess… volevo dire un Upgrade!

E ora veniamo all’oggi: domani ci sarebbe il treno da Bardo, cioè ci sarà sicuramente il treno da Bardo, peccato che noi non ci saliremo… Marti dal 23 di dicembre oscilla tra i 39,5 e i 40, 5 di febbre CON tachipirina, ogni giorno la misuriamo e cerchiamo di vedere segni di miglioramento, segni che svaniscono quando finisce l’effetto del paracetamolo. Ieri ci siamo decisi e l’abbiamo portata dal pediatra: Antibiotico per una settimana e il rischio di perdere la patria potestà se osiamo portarla ai -6 gradi parigini. E vabbè, la buona notizia è che siamo riusciti a sprenotare l’albergo senza penale e che ci rimborsano quasi interamente il tgv (la tratta in prima al 100% quella in seconda al 50%!).

Quindi parte il piano B. Visto che comunque dobbiamo lasciare la casa di Bardo libera per non deludere l’orda di adolescenti già invitate da Cami quando pensava che noi non ci fossimo sto organizzando un fantastico, intimo Capodanno a Torino. Già mi pregusto quando Marti andrà a letto (magari l’antibiotico la farà dormire prima…) e Giorgio ed io, come ai vecchi tempi quando ancora percorrevamo il mondo, festeggeremo il nuovo anno soli soletti, davanti al camino acceso.

Già lo sento: sarà un ottimo 2011!!!

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42 o della saggezza!

Cosa unisce me e un bagnino? Semplice, entrambi abbiamo lavori stagionali… Settembre, ottobre e novembre sono i mesi in cui si concentra il 70% del mio impegno. E infatti da metà settembre sono entrata nel turbine (o nella turbina?!): questa settimana ho inaugurato 3 mostre e fatto una conferenza stampa di una rassegna teatrale, nella prossima inauguro una mostra, un festival di fotografia -con innumerevoli mostre e appuntamenti all’interno- e un evento very fashion a Palazzo Bertalazone… La settimana dopo una conferenza stampa, due mostre e un festival di letteratura in 11 Comuni…. e così via sino a fine novembre. Ma qualcosa è cambiato in questi anni. Sino all’anno scorso desideravo soltanto addormentarmi e svegliarmi direttamente a dicembre, agitazione a mille, caffeina a tremila… Invece quest’anno sono più serena, meno ansiosa. Sarà forse anche merito dei litri di mate che mi preparo (si vabbè è fatto con le foglie di coca, ma poca poca…) e del rescue remedy che tengo sempre in borsa… ma oserei dire che qualcosa è cambiato. In meglio. Lo sguardo è più distaccato, la convinzione non gioca più a nascondino e l’ottimismo non vacilla alla prima difficoltà. Sto BENE. Se questo è il regalo dei 42 anni allora sono così felice di invecchiare! E poi sto entrando nel settenario della perfezione, diciamo che ho tempo sino ai 49 per diventare perfetta (chissà se potrò chiedere una proroga?!!!).

Quindi ora smetto di rispondere alle mail di lavoro e torno a cercare alberghi a Parigi per Capodanno… mmmmhhhhh, che voglia che voglia!!!

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