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Ventitrè e non sentirli…

Ci svegliamo belli riposati e affamati. La colazione è, ovviamente, ricca e buonissima nel ristorante dell’albergo sulla nostra isoletta Skeppsholmen che ospita anche il Moderna Museet. Di buon mattino (vabbè per noi le 11 in viaggio è l’alba 😉) partiamo per una luuuunga camminata: la città vecchia, il Fotografiska (oooooohhhhh la meraviglia di quel museo), poi Sofo e dintorni (zona simil Soho) per poi concludere la serata al Tivoli, il luna park a Djurgârden per lo spettacolo di circo/burlesque La Soirée. Qui conosciamo due italiani da poco trasferitisi a Stoccolma che ci indicano i posti più carini da visitare e ci raccontano il magico mondo della società svedese facendoci venire voglia di trasferirci all’istante! Burocrazia snellissima, mezzi super comodi e puntuali (quasi nessuno usa la macchina avendo a disposizione bus, tram, traghetti e metro oltre a piste ciclabili ovunque), ci sono lavoro e ottimi stipendi e la sanità pubblica copre TUTTO sino ai 20 anni… Non paghi nemmeno gli occhiali… La maternità è equamente divisa tra i genitori e infatti vedi tantissimi papà che spingono passeggini multipli a tutte le ore del giorno… Insomma mi sono sentita come se in Italia vivessimo ancora nel Medioevo!
Finita la lezione di sociologia e geografia ci godiamo lo spettacolo che è fighissimo e scopro che si sposterà a Londra per l’inverno; mi piacerebbe un sacco portarci i ragazzi a dicembre, ma non so bene come far crescere velocemente Marti dato che è vietato ai 13…
Il giorno successivo perdiamo barche e bus, non riusciamo ad entrare all’Abba museum e ci facciamo beccare senza biglietto sul tram da veri italiani!!! Ma poi la giornata prende una piega inaspettata: ci facciamo l’abbonamento di 24 ore a TUTTI i mezzi di trasporto di Stoccolma (la carta si può fare ovunque anche al supermercato, dove tra l’altro puoi ritirare la posta e spedire pacchetti) e quindi ne approfittiamo per allontanarci in metro da Norrmalm -la zona moderna e commerciale che non ci piace per niente-e approdare all’Östermalm Saluhall (mercato coperto genere Eataly come prodotti prezzi e utenza) e alle eleganti vie limitrofe. Pranziamo al Teatergrillen in piazza Ingmar Bergman, un baruccio tondo e minuscolo con 4 tavolini in croce, e poi passeggiamo con lo sguardo all’insù ad ammirare le bellissime case che costeggiano la via centrale. Ancora un giro al Vasa Museum ad ammirare un vascello del 1600 affondato a pochi minuti dal varo e la sera abbiamo prenotato al bistro del Berns dove ci hanno riservato un tavolino strategico, tutto romanticismo e candele! Ultimo giretto per la città vecchia con il suo acciottolato sfidacaviglie e ritorno all’isoletta. Ci svegliamo la mattina della domenica cercando di dare un senso al peso in valigia di tutta la nostra attrezzatura da jogging e quindi ci facciamo la nostra corsetta mattiniera tra le barche ormeggiate e gli alberi dagli splendidi colori autunnali. Dopo una solida colazione (runtastic mi ha detto che per 5 km ho consumato 304 calorie, ma secondo me si è tenuto basso…) con la barchetta andiamo sull’altra sponda a visitare, questa volta davvero, l’ABBA Museum e poi, per sfruttare sino all’ultimo secondo l’abbonamento 24 ore, in pullman al Terminal del bus per l’aeroporto. Ci aspetta il lungo viaggio a ritroso: bus, aereo e macchina sino a casa, ma tanto passiamo il tempo a guardare l’orologio e a dirci cosa stavamo facendo in questo esatto momento 23 anni fa, il giorno del nostro matrimonio. È proprio il caso di dirlo: 23 e non sentirli… 😉

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Elba mon amour!

Siamo all’Elba da soli 3 giorni, ma mi sento di dire che il test sulle arterie nuove di Giorgio è stato ampiamente superato! Dopo esserci ritrovati tutti insieme a Marina di Salivoli (chi arrivato con barca chi sulle 4 ruote) decidiamo di salpare di primo mattino (più o meno mezzogiorno) per l’Elba. La traversata di un’oretta che ci separa dall’isola sarebbe molto piacevole se non fosse per i traghetti che la percorrono parecchie volte al giorno avanti e indietro: fino a 100 corse quotidiane avevamo letto sulle pubblicità e le abbiamo incrociate quasi tutte!

Scampati ai traghetti e alle onde indotte dal loro passaggio ancoriamo a sud dell’isola e ci godiamo una giornata di sole, mare e pesci. La sera torniamo in porto soddisfatti e bruciacchiati. Mattino dopo dapprima decidiamo di non uscire dato il forte vento di scirocco previsto, ma poi conveniamo che le previsioni non sono attendibili e puntiamo verso l’Elba. Il vento è sostenuto e poco tempo -ma molti traghetti- dopo siamo in una caletta meravigliosa vicino a Portoferraio, a Nisporto. Continuiamo a complimentarci con noi stessi per la scelta e ci godiamo la giornata sino alle 6, quando decidiamo di rientrare in porto. Appena usciti dalla caletta troviamo un forte vento e mare grosso, ma soprattutto non una vela in vista. Decidiamo di andare a motore aggrappati al bimini che sembra prendere il volo da un momento all’altro quando sentiamo un rumore sospetto: è la spia del surriscaldamento del motore! Il comandante inverte la rotta, spegne il motore e apre il fiocco e soltanto col nostro piccolo fiocco autovirante andiamo di bolina toccando velocità inaspettate. Io chiamo Portoferraio ma ovviamente non c’è nemmeno un posto libero, allora chiamo la Guardia Costiera che ci suggerisce di raggiungere la rada del Porto. Probabilmente nella caletta di Nisporto saremmo più riparati, ma io mi sento più sicura vicino alla civiltà (e a qualcuno che ci aggiusti il motore!) quindi puntiamo verso Portoferraio. Arrivati all’ingresso del porto tentiamo la virata ma il fiocco non ne vuol sapere, in compenso gli scogli si avvicinano festosi… Al terzo tentativo finalmente il motore dà segni di vita e riusciamo a virare e a evitare in traghetto che ci suona insistentemente alle spalle con un aggraziato giro intorno a noi stessi; non c’è storia, Wanetula è sempre la barca più elegante!!

Entrati in porto cerchiamo un posticino dove gettare l’ancora tra gli sguardi d’odio degli altri velisti (alla faccia della solidarietà tra simili!). Al secondo tentativo troviamo un buchetto perfetto da cui non ci muoviamo per tutta la notte, al contrario dei nostri vicini che alle 3 di notte si sono dovuti spostare perché avendo poca ancora se ne andavano in giro ad arare per il porto… Giorgio non ha dormito più di 3 ore e sicuramente non di fila, Fra ha dormito sul divano perché gli mancava l’aria (ma se c’erano raffiche di vento a 30 nodi?!), Benni si è imbottita di stugeron e io vegliavo su Giorgio che vegliava sulla barca. L’unica che ha dormito il sonno dei giusti è stata Marti, che si è svegliata il mattino dopo a metà della traversata del ritorno verso la terraferma, molto contrariata perché doveva indossare il giubbottino di salvataggio…

A Marina di Salivoli ci hanno cambiato la cinghia del motore e dopo un pomeriggio di riposo, un giretto con cena a Grosseto e una dormita ristoratrice (a parte quando ha iniziato a diluviare e Giorgio si è alzato a chiudere gli obló, aprire lo sprayhood, chiudere il bimini e cazzare le trappe) ora siamo pronti per nuove avventure…

Ma non dovevano essere le vacanze piú rilassanti quelle in barca a vela???!!!!

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Ravenna for two

Gran we quello passato, grazie alla smart box omaggiata da Fede ci siamo regalati due giorni due a Ravenna, just the two of us! Veramente contavamo di andarci in moto ma dato che le previsioni erano pessime abbiamo optato per un mezzo più confortevole… Siamo partiti da Torino venerdì pomeriggio con una grandinata indescrivibile, ma già ad Asti il sole faceva capolino e non ci ha mai abbandonato sino a domenica sera, sulla strada del ritorno a pochi km da Torino.

Siamo arrivati a Ravenna per l’ora di cena, lasciato i bagagli in albergo e fiondati in centro a mangiare. I miei ricordi della città risalivano alla gita del liceo mentre Giorgio l’aveva visitata 2 anni fa solo per dare l’esame della patente nautica, intontito dai troppi moment e dal sedatif necessari ad affrontare la prova… E’ stata quindi una magnifica sorpresa trovarla così bella, vivace e ggggggiovane.

Anche la prima notte in albergo è stata abbastanza vivace… condizionamento rotto e finestre che non si potevano aprire, ci sentivamo già quasi in Malesia, ma per fortuna i gestori dell’albergo ci hanno indirizzato da un loro “partner” che ci ha accolti la notte seguente: un albergo carinissimo, una villa appena ristrutturata, molto curata nei particolari  con aspetti anche vagamente kitch che io ho trovato divertentissimi e Giorgio un po’ meno (si rifiutava per esempio di spegnere l’abat-jour con le piume che gli facevano senso…)

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A malincuore lasciamo la nostra stanza piumata per immergerci nella scoperta di questa cittadina che scopriamo essere meravigliosa, totalmente patrimonio Unesco. Quindi mausolei come se piovesse (ma per fortuna c’è il sole): Galla Placidia, San Vitale, Sant’Apollinare nuovo, il Duomo, Piazza del Popolo e chi più ne ha più ne metta. Se poi ci aggiungiamo un centro molto elegante, dove si vedono più bici che macchine

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e una cucina super si capisce perchè qui sono tutti così sorridenti e gentili. Dopo la scorpacciata di monumenti paleocristiani ci siamo saltati la mostra che c’era al MAR che pare fosse bellissima – ho letto la recensione sulla Stampa il lunedì successivo – ma volevamo un we che fosse anche di riposo, quindi ci torneremo.

La domenica dopo l’ultima scoperta archeologica, la Domus dei tappeti di pietra (del 1993!), siamo andati a fare un giro alla Marina, sulla spiaggia meravigliosa e già frequentatissima: tanti giovani che giocavano a beach volley, che ascoltavano musica nei ristoranti vicino al mare con i piedi nella sabbia, bimbi che scorrazzavano tra i giochi sistemati apposta per loro… non riuscivo a smettere di sorridere e pensare che il paradiso me lo immagino molto simile alla riviera romagnola!

Siamo poi dovuti partire sul presto per la festa di compleanno della nonna che ci aspettava a Torino, ma abbiamo portato con noi negli occhi e nel cuore la luce, la bellezza e la risata di una città meravigliosa… Chissà se ci sono molti uffici stampa a Ravenna?!! Indagherò…!

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13!!!

E anche questa è fatta. Operazione conclusa, hanno aggiunto ancora 5 stent ad un’arteria chiusa e con questi saliamo a 13… numero perfetto direi! Forse ci si può anche fermare qui.

La notizia buona è che gli 8 stent messi a fine luglio sono belli fermi al loro posto, quindi anche questi 5 faranno la stessa fine (o meglio: lo stesso inizio!). L’operazione è stata più breve, “solo” un’ora e mezza invece di tre, con il solito corollario di morfina e qualche imprecazione… Tutto sotto controllo. Ma Giorgio pare aver adottato il giusto atteggiamento; quando è tornato su in barella e io gli ho detto “ma amore, di nuovo?!” mi ha risposto “sì, però dall’altra parte“… ah bè allora tutto ok!!! E poi mi ha anche detto che “col cazzo che mi beccano ancora a fare una coronarografia!!!” quindi perfetta disposizione d’animo, combattiva ed energica se non collaborativa.

A parte tutto sono certa che questa volta sarà tutto meno traumatico, lui stesso ha ammesso che ormai aveva capito e accettato di essere vulnerabile quindi la parte psicologicamente più difficile era già metabolizzata… “Un po’ come quando ti nasce il secondo figlio… il trauma di aver perso la  libertà l’hai già superato col primo quindi è tutto di guadagnato….”. Grande il mio Giorgio! Però mi sa che con la terza coronarografia non lo incastrano più, al contrario di quel che è successo col terzo figlio….!!!!!

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Venezia per 5

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10 ottobre 2012 · 10:31 am

Back home

E alla fine, anche se con un giorno di ritardo, siamo tornati. Siamo partiti con il cielo che più blu non si poteva e siamo arrivati con la pioggerella e il grigio milanese che però ci ha accompagnato sino a Torino. Abbiamo ancora i bagagli da aprire, stasera daremo i regali ai ragazzi – gran bel momento!! – ma in questo preciso istante Giorgio è occupato in un’attività che mi sa tanto lo terrà occupato per tutto il giorno (se basta!). Dunque, ieri, dato il grande successo riscosso col primo “Pisolino da Tiffany“, Giorgio ha deciso di replicare; siamo andati nel nuovo negozio a Soho, mooolto più tranquillo ed elegante di quello nella 5 Av, e soprattutto con dei veri e comodissimi divani – ovviamente turchesi o meglio Blue Tiffany. Ma nei 2 minuti trascorsi tra quando si è seduto in poltrona a quando ha iniziato a russare Giorgio è stato attratto dalla libreria alle sue spalle, riempita di libri rigorosamente divisi per nuance. E così appena arrivati in soggiorno ha deciso di applicare lo stesso criterio alla nostra libreria. Non sono servite a nulla le mie resistenze nè l’aver sottolineato che poteva anche funzionare come metodo con 30 libri nel negozio, ma non con le centinaia di casa nostra. Io già facevo fatica prima a ritrovare i miei libri che erano stati infilati sugli scaffali in ordine di altezza… adesso secondo pantone non ce la posso proprio fare! Ma ho desistito dal cercare di dissuaderlo. Forse è un rito propiziatorio per il ritorno a casa e al lavoro, un modo per accogliere l’autunno oppure un passatempo migliore del sudoko… O magari è per dirmi che gli è piaciuto tanto che lo portassi due volte in quattro giorni da Tiffany e che ci vuole ritornare presto?!!! Naaaaaaaaaa…

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Autumn in New York

Ed eccoci alla penultima notte a New York; sono talmente stordita che pensavo di dover partire stasera e invece il volo è domani!! Così ci siamo goduti un’altra giornata di sole a Soho… i programmi superaggressivi della vigilia sono pian piano scemati, man mano che testavamo la nostra resistenza sul suolo americano.

Prima sera: dopo aver buttato i bagagli in albergo camminata per Soho e cena al ristorantino francese.

Secondo giorno: mentre Giorgio aveva il suo business meeting in albergo io ho visitato 19 gallerie a Chelsea, dove ero arrivata dopo aver camminato dal nostro albergo a Soho sino al Meatpacking e oltre. Ci siamo trovati per pranzo sulla 10 Av e abbiamo passeggiato sino all’International Center of Photography per una bellissima mostra sull’Apartheid. Lì Giorgio ha iniziato ad accusare un po’ di stanchezza quindi siamo tornati – rigorosamente in metro – in albergo. Siamo poi ancora usciti per una passeggiatina e ci siamo comprati la cena al sacco da consumare in albergo.

Terzo giorno: camminato verso il Meatpacking sino al nostro bellissimo ex albergo (The Standard) per cercare il negozio di Ed Hardy per Fra – chiuso! – e passeggiata sulla High Line. Cerchiamo di arrivare alla fine della 9 Av per comprare il flash a Giorgio, ma desistiamo perchè il negozio è troppo lontano così prendiamo un taxi  – dopo aver svaligiato un deli per comprare il Gatorade che dovrebbe alzare la pressione a Giorgio – e ci facciamo portare all’American Museum of National History per una mostra sugli animali luminescenti che si rivelerà un vero pacco (per la modica cifra di 49 dollari di biglietto d’ingresso più un’esagerazione per un panino gnecco alla caffetteria). Usciti di lì rinuncio alla visita alla Guggenheim in favore di una passeggiata in Central Park, ma vengo ampiamente premiata con una visita nel mio negozio turchese preferito dove Giorgio interpreta l’ambitissimo leading role in “Pisolino da Tiffany” seduto su di una comodo pouf mentre io passo i 50 minuti più frenetici della giornata! Puntatina da Fao, un pò della 5 Av e poi di nuovo in metro sino in albergo. Cena ai 3 Merli in quella che credevamo fosse Broadway e invece era Broadway West (che fantasia!)

Quarto giorno: salta la visita a Coney Island per stanchezza giustificata e ci dedichiamo quindi allo shopping per i ragazzi. Pranzo al caffè Borgia, riposino e passeggiata, questa volta nel Village. Giorgio accusa segni di cedimento quindi torniamo in taxi e ceniamo in camera.

Ci resta ancora mezza giornata domani; mezza giornata per respirare il profumo di autunno a New York, per vedere i programmi pre elezioni su ogni canale e ad ogni ora, per farci una passeggiatina per Soho, per sederci a un caffè e sentirci due fidanzatini… Ancora mezza giornata di meritata vacanza!

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