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No Delta no party

Partenza per la California con Delta Airlines, la linea aerea più cara della storia: al check in self service dobbiamo pagare per ogni valigia che trasportiamo ma arrivando all’imbarco bagagli ogni valigia che supera le 50 libbre (tutte e 3!) paga 90 dollari di sovrapprezzo… Saliamo sull’aereo tutti contenti perchè leggiamo che c’è il wireless on board ma ben presto scopriamo che costa anche l’aria che respiri: bisogna pagare per le cuffiette, il mangiare, il bere (è un no meal flight nonostante le 6 ore di volo), i film, i giochi… io faccio la spiritosa con l’hostess chiedendo se devo pagare anche la copertina per Martina e vengo gelata con uno sguardo che per poco non mi infilo il piumone…!

Alleggeriti di un bel po’ di dollari atterriamo a Los Angeles e andiamo incontro alla nostra Dodge Durango (subito scartata in favore di una più grossa per farci stare i pesantissimi bagagli!) e poi ci dirigiamo verso l’assolata Venice… Bè, assolata non proprio, c’è una nebbia che si taglia col coltello e 13 gradi ma noi siamo fiduciosi che migliorerà. Arriviamo a Su Casa per scoprire che la stanza è molto carina e mooooolto intima, così intima ch non c’è spazio nemmeno per camminare! Devo essermi sbagiata al momento della prenotazione e invece di una suite con 2 stanze da letto ho pagato per una standard room nella quale a fatica facciamo stare un letto matrimoniale, un divano letto e una brandina… dove finisco i piedi di uno comincia la testa dell’altro… ma a noi piace stare tutti vicini vicini! Tanto più che così almeno ci teniamo caldo (abbiamo acceso anche la stufetta of course)!! La vista però è impagababile: 2 finestrone sulla spiaggia e sull’Oceano, le guardiamo incantati senza sapere che non ci sono nè persiane nè oscuranti e quindi le fisseremo anche tutta la notte…

Si sono aggiunte altre 3 ore al fuso non ancora ammortizzato quindi dopo una succulenta cena italiana crolliamo sui letti -e sulle brandine!-  Sogni d’oro

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Archiviato in caro diario..., famiglia

Diario di bordo prima parte

Levataccia alle 4, 5 ore di attesa ad Amsterdam, 8 ore di viaggio per Newark e 1 ora di taxi sino a Manhattan… Naturale che arrivati di fronte all’insegna scritta a mano del nostro super albergo siamo rimasti un po’ delusi…! Il tanto decantato (da me) Roger Smith non era poi all’altezza delle aspettative e il dubbio ha iniziato ad insinuarsi nelle menti perverse dei miei compagni di viaggio che, nonostante la giovane età (chi più chi meno) se ne intendono già abbastanza di comfort. Dubbio peraltro confermato dal successivo albergo in California… (maggiori dettagli nel prossimo post!)

Comunque, albergo a parte, i 2 giorni e mezzo a New York sono trascorsi allegramente: abbiamo rispettato il rito dello shopping così come il rito battista ad Harlem con i canti gospel ( dove hanno pregato Francesco di limitarsi a battere le mani astenendosi dal cantare…), Central Park in cerca delle altalene, Bryant Park sulla giostra, MOMA, Times Square, molte vie in cerca di una Canon nuova per Giorgio etc etc. Avendola già visitata anche con i figli abbiamo potuto gironzolare pigramente (più che altro assonnatamente) ed è stato veramente come tornare a casa…

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non c’è limite al peggio… ma nemmeno al meglio!

Pensavo che fosse già abbastanza sfiga avere Martina malata dal giorno prima delle vacanze pasquali… e invece no, al varco mi aspettavano ancora un paio di appuntamenti:

-tempo da schifo tutto sabato e tutta domenica, ho visto una troupe cinematografica che faceva le riprese del sequel de “Gorilla nella nebbia” nel mio giardino…

-si è ammalata pure Cami e il muso che solitamente porta altezza vita è sceso sino alle ginocchia

-mi sono ammalata pure io: nausea e febbre 39

-mentre ero sdraiata rantolante tra le lenzuola Marti è saltata sul letto e con una mira invidiabile mi ha bloccato totalmente la schiena…

Arghhhhh! Mi pare non ci sia nulla da aggiungere…. a parte il fatto che oggi (lunedì) c’è un sole meraviglioso, la Marti è uscita saltellante col suo papà, Cami si sta facendo la doccia quindi i suoi biografi suppongono che stia meglio e domani sia in grado di andare a trovare la sua amica a Milano accompagnata dal fratellone (speriamo che Fra non se la ribecchi!!), la mia febbre è scesa, il mal di schiena purtroppo non ancora ma ne approfitto per stare a letto e cercare gli alberghi per il viaggione negli USA di quest’estate…

Insomma, come direbbe Frank Capra “It’s a wonderful life”!!!

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Let it snow…

Erano giorni che aspettavo un risveglio così! Continuavo a scrutare le previsioni e il cielo (mai come quest’anno in disaccordo!!)… cercando di scorgere un fiocchetto bianco… E finalmente questa mattina affacciandomi alla finestra ho visto questo:

Sono felice. Ogni cosa è illuminata.

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