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Count down

Inizia il conto alla rovescia e la nostalgia è dietro l’angolo, ancora 2 notti e poi si parte… Intorno alle 11 lasciamo l’accogliente resort di Santa Barbara per il LAX, aeroporto di Los Angeles da cui viaggeremo per NYC. Sempre verso l’alba – 11, 11.30 – caricati gli innumerevoli bagagli sulla Suburban (compresa la valigia in più comprata a San Francisco per non pagare altri 150 dollari di peso eccessivo delle nostre Samsonite) partiamo per Los Angeles. Passiamo vicino a Venice e Santa Monica e ci pare impossibile che siano già passati 20 giorni!! Lasciamo la macchina alla sede della Dollar e prendiamo il primo dei numerosi pullman che ci porteranno all’aereo… Infatti il driver della navetta ci lascia al Terminal 3, all’Alaska Airlines dove però non riusciamo a fare il solito check in self service, dopo vari tentativi e aver preso a testate la macchinetta ci rivolgiamo ad un’hostess che ci dice che il volo è Alaska, ma il vettore è la United Airlines che si trova al Terminal 7! Il tempo stringe, temiamo di non farcela quindi ci precipitiamo sulla scala mobile – noi 5, le 6 valigie, i 2 zaini, le 2 borse delle macchine fotografiche e le 2 borse di Cami e mia – e poi praticamente sotto le ruote della navetta dell’aereoporto che fa tutti i Terminal dove scaraventiamo bagagli e Marti e saliamo in corsa. Scendiamo davanti alla United, solite scale, solite valigie, solita macchinetta che si rifiuta di farci il check in: forse il volo sarà operato dall’American Airlines?! Possibile. E dove si trova l’A A? Ma al Terminal 4 naturalmente! Corsa giù dalle scale mobili, porte a vetri, altra navetta sulla quale ributtiamo le nostre povere cose e finalmente siamo al Terminal 4 dove – evviva!- riconoscono la nostra prenotazione e una hostess molto carina ci restituisce persino i 300 dollari spesi per le valigie dato che i visitors hanno diritto a non pagarle. Non ci può però non far pagare per il peso eccessivo che, nonostante la valigia nuova (o forse proprio per quella?!), portiamo sull’aereo. A questo punto ci accorgiamo di non avere più con noi il passeggino di Marti, perso su chissà quale pullman… niente ciuccio, niente passeggino, niente braccioli: quando torniamo la iscriviamo al Liceo!!

Arriviamo a New York all’una di notte e in albergo a Soho alle 2.30. Ci danno una stanza “famigliare” dove non riusciamo nemmeno a far entrare tutte le valigie, ma ci promettono, dopo le mie accese rimostranze, che l’indomani ci daranno una stanza più grossa. Alle 3 crolliamo sui letti ma riusciamo a malapena a chiuder occhio perché la stanza è al pian terreno su di una rumorosa strada metropolitana… ma chi può finire a pianterreno a NYC?!!! Eppoi con la finestra rotta e le tapparelle aperte… Oh vabbè…. canterò come Liza Minelli: I WANNA LIVE IN A CITY THAT NEVER SLEEPS!!!!!!!

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Archiviato in caro diario..., famiglia, New York

West Coast

Lasciando la solita scia di oggetti personali (per nominarne solo qualcuno lasciato per strada: un ciuccio, la mia camicia preferita, un paio di scarpe, la giacca di jeans di Marti, una camicia di Giorgio…) in albergo, partiamo alla volta del Golden Gate che la sera precedente avevamo trovato avvolto nella nebbia… Oggi invece è un magnifica e tersa giornata di sole quindi lo ammiriamo, attraversiamo e fotografiamo in tutto il suo splendore prima di partire per Carmel by the sea che raggiungiamo verso le 6 dopo aver percorso la suggestiva 17 miles drive e aver salutato gli elefanti di mare che sguazzano nella baia, un cervo maschio e-n-o-r-m-e che mangiava indisturbato nel giardino di una villa e i cerbiatti che brucavano sul campo da golf… una strana natura, con elementi selvaggi e domestici che convivono nello stesso istante. Il paesaggio è veramente mozzafiato, scegliamo la casetta che vorremmo comprare (come in TUTTI i posti che abbiamo visitato) e poi ci tuffiamo – chi di propria sponte e chi no…- nnella piscina riscaldata dell’albergo a Carmel. La temperatura è più mite che a San Francisco ma per me l’estate è un’altra cosa… infatti in stanza accendo il fuoco (a gas!) nel camino… quasi quasi adatto così anche quello di casa!

Dopo una dormita ristoratrice (finalmente abbiamo 3 letti grandi e cuscini per tutti!) partiamo per Big Sur e il tratto di costa con le scogliere a picco. Data la strada tortuosa e le numerose soste pipì arriviamo a Santa Barbara in serata, contenti di avere 2 notti da passare al Double Tree Resort. La mattina successiva si trascorre in piscina dove Martina ed io ci ustioniamo (giuro, è l’unica volta che mi sono dimenticata di spalmare Marti… ma è bastata!) sia al sole che dentro la Hot tub e lei impara a

NUOTARE!

E’ fierissima e si fa più volte  la piscina avanti e indrè dopo essersi stupita e aver chiesto: “Perchè non vado a fondo?!”. Per completare la giornata ci regaliamo una passeggiata su di un trabiccolo con due tandem attaccati, un tetto e un numero imprecisato di pedali dove tutti più o meno ci lasciamo pezzi di piedi, col quale facciamo un giro sulla spiaggia e al porto di Santa Barbara, moooolto carino. La sera andiamo a cena presto per poter fare il bagno in piscina di notte ma mentre scendiamo precipitosamente dalla nostra Suburban Fra chiude il bagagliaio… sulla faccia di Martina la quale diventa immediatamente per metà blu, ma blu ma blu da essere ingaggiata seduta stante da Cameron per il sequel di Avatar! Povera bimba, piange una decina di minuti – io avrei continuato per almeno un paio d’ore dopo una botta del genere- e poi se ne dimentica. Dopo una puntatina da Abercrombie (l’ultima se Dio vuole!) dove Marti si lancia in balli scatenati, bagno in piscina (loro 4, io li guardo dal bordo con maglietta, maglione e giacca di renna e ho freddo…) e poi nanna. Domani inizia il ritorno.

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California!!!

Risveglio mattiniero, un po’ per il fuso un po’ per la luce dalle finestre. Avremmo diritto alla colazione complimentary in camera ma dobbiamo scendere al bar sotto l’albergo perchè in stanza non ci entra più nemmeno uno spillo. Fuori è… autunno! 13 gradi, una bisa pazzesca e la nebbia… ma ben presto scopriamo che dalle 6 di sera alle 11 di mattina la costa è avvolta dalla nebbia mentre durante la giornata splende un caldo sole californiano.

Dopo la colazione più raminga della storia saltiamo in macchina pronti ad affrontare Los Angeles: Westwood per macchina fotografica di Giorgio (finalmente!), Beverly Hills e Rodeo Drive – con una puntatina da Tiffany per il mio regalo di compleanno moooolto in anticipo, carpe diem!!- Hollywood e le ville degli attori cartina alla mano, Melrose con sosta da Ed Hardy svaligiato da Fra etc etc.

Il giorno seguente ci aspetta Disneyland, dove facciamo fare a Martina le giostre più temerarie barando sull’altezza ma poi per accontentarla anche un giretto sulle tazze di Alice e la giostra di King Arthur da cui scende affermando: “…ti dico una cosa, adesso facciamo una giostra da adulti?!!!”. Dopo 6 ore -la maggior parte delle quali passate in coda- torniamo a Venice; ovviamente alle 6 scatta il coprifuoco e il sole che ci ha scottato la faccia tutto il giorno lascia posto alla nebbia serale…

L’ultimo giorno decidiamo di conoscere i paraggi di Venice; affittiamo le bici e pedaliamo attraverso i canali sino al porto, lungo la spiaggia dove incontriamo ogni sorta di street performer, sino a Santa Monica dove Cami e Marti coraggiosamente affrontano l’oceano sino all’arrivo di un gruppo di… delfini!! In realtà tutto subito pensiamo che siano squali e ci agitiamo parecchio per far uscire le due bagnanti, ma presto scopriamo che sono delfini e sono vicinissimi alla riva! Tornati a casa facciamo una puntatina da Whole Food Market (mitico: un misto tra Iperbiobottega e Eatily, mai visto una scelta del genere) dove facciamo provviste per il viaggio del giorno seguente: tappone dolomitico di 800 km sino a Sedona.

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No Delta no party

Partenza per la California con Delta Airlines, la linea aerea più cara della storia: al check in self service dobbiamo pagare per ogni valigia che trasportiamo ma arrivando all’imbarco bagagli ogni valigia che supera le 50 libbre (tutte e 3!) paga 90 dollari di sovrapprezzo… Saliamo sull’aereo tutti contenti perchè leggiamo che c’è il wireless on board ma ben presto scopriamo che costa anche l’aria che respiri: bisogna pagare per le cuffiette, il mangiare, il bere (è un no meal flight nonostante le 6 ore di volo), i film, i giochi… io faccio la spiritosa con l’hostess chiedendo se devo pagare anche la copertina per Martina e vengo gelata con uno sguardo che per poco non mi infilo il piumone…!

Alleggeriti di un bel po’ di dollari atterriamo a Los Angeles e andiamo incontro alla nostra Dodge Durango (subito scartata in favore di una più grossa per farci stare i pesantissimi bagagli!) e poi ci dirigiamo verso l’assolata Venice… Bè, assolata non proprio, c’è una nebbia che si taglia col coltello e 13 gradi ma noi siamo fiduciosi che migliorerà. Arriviamo a Su Casa per scoprire che la stanza è molto carina e mooooolto intima, così intima ch non c’è spazio nemmeno per camminare! Devo essermi sbagiata al momento della prenotazione e invece di una suite con 2 stanze da letto ho pagato per una standard room nella quale a fatica facciamo stare un letto matrimoniale, un divano letto e una brandina… dove finisco i piedi di uno comincia la testa dell’altro… ma a noi piace stare tutti vicini vicini! Tanto più che così almeno ci teniamo caldo (abbiamo acceso anche la stufetta of course)!! La vista però è impagababile: 2 finestrone sulla spiaggia e sull’Oceano, le guardiamo incantati senza sapere che non ci sono nè persiane nè oscuranti e quindi le fisseremo anche tutta la notte…

Si sono aggiunte altre 3 ore al fuso non ancora ammortizzato quindi dopo una succulenta cena italiana crolliamo sui letti -e sulle brandine!-  Sogni d’oro

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