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Stoccolma!

I presupposti non erano dei migliori… Mentre sto per sedermi sulla valigia per riuscire a chiuderla, suona il telefono: è la maestra che mi dice che Marti piange dal mal di pancia. Panico! Vedo già l’aereo scalcagnato di Ryan Air che decolla senza di noi, ma poi la prode Giovanna si fa avanti e mi assicura che andrà tutto bene, che andrà lei a prendere Marti e che non mi devo preoccupare. Ok, allora partiamo, Stoccolma ci aspetta (e ci aspetterà ancora un bel po’ perché ci impieghiamo non meno di 9 ore ad arrivare!!!)
Tre ore di autostrada per Bergamo, due ore e mezza di aereo che diventano tre per ritardi vari, e per fortuna che abbiamo comprato il fast track, la cosa più antidemocratica che abbia mai provato, passando davanti a famiglie con bambini che si sono messi in coda in età prescolare e arrivano al controllo che possono prendere la patente…
Il volo atterra alle 22.30 ad un comodo aeroporto a 100 km da Stoccolma e noi due, sgomitando con nonchalance, riusciamo ad aggiudicarci gli ultimi 2 posti sul pullman che parte di lì a poco per il centro città. Con un timing perfetto a mezzanotte e mezza arriviamo alla stazione e di lì dobbiamo solo (!!) più prendere un taxi per la bellissima, ma isolatissima isoletta dove ho prenotato l’albergo. Arriviamo esausti, resistiamo a non accasciarci alla reception solo perché abbiamo una fame blu che ci tiene svegli (ovviamente sul volo Ryan Air erano quasi finiti TUTTI gli snack A PAGAMENTO!) e in compagnia dei nostri stomaci rumoreggianti percorriamo tutto l’albergo, che è luuuuuunghissimo, dalla parte del giardino perché la porta da cui saremmo dovuti entrare è momentaneamente fuori uso.
Alle 2 di notte, dopo aver divorato una tavoletta di cioccolato e tutte le mandorle salate del frigobar, ci accasciamo sul letto più piccolo che io abbia mai visto tra i letti doppi (diciamo un materasso di una piazza bello comodo) sperando che Stoccolma valga lo sbattone.

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SELAMAT JALAN

Torniamo a KL per le ultime due notti di vacanza e veniamo accolti maestosamente dallo Shangri-la in tutto il suo splendore. la prima sera, ça va san dire, si cena in albergo nell’ENORME, ma soprattutto GELATA hall. Durante la cena io salgo 2 volte in camera a prendere altri strati per vestire me e Marti e nonostante ciò vedendoci con le labbra viola la hostess ci porta due pashime per coprirci. Sono tentata di mettermele nello zaino e scappare per quanto sono belle, ma hanno annotato il numero della stanza e ho paura di non avere abbastanza soldi sulla carta per pagarle entrambe. Quindi mi godo la morbidezza e il teporino per tutta la cena e poi le lascio malinconicamente sulla poltrona.

Il mattino seguente, dopo la colazione più incredibile che io abbia mai visto (e non ci siamo nemmeno tuffati nelle due fontane di cioccolato fuso bianco e amaro!) andiamo finalmente ai Lake Gardens visto che il tempo è clemente -nel senso che ci sono 32 gradi con umidità all’88% ma non piove ancora- e visitiamo il Bird Park dove centinaia di specie ci svolazzano sulla testa (ma anche tra le gambe) indisturbate: bellissimo! Non paghi visitiamo pure il Butterflies Park, un pò meno vario ma assai più umido! Usciti dalle farfalle decidiamo di darci il colpo di grazia visitanto anche quello che la Lonely definisce il tempio buddista più grande di tutta la Malesia, un po’ deludente dato che è stato costruito nell’89… Il tassista che ci ha portato sfidando la collina con la prima ingranata ci augura Good luck, all’ingresso ci sono cartelli che avvertono di fare attenzione al portafoglio e il poliziotto che ci vede allontanarci alla ricerca di un taxi ci consiglia di nascondere la macchina fotografica di Giorgio nello zaino… Ma al momento la sfida più pericolosa è attraversare l’autostrada sulla quale siamo scesi per trovare un taxi. Sopravvissuti all’attraversamento saliamo sul taxi di un ossessivo compulsivo fissato con la pulizia che ci guarda preoccupatissimo tutti sudaticci stravaccarci sui suoi sedeli opportunamente ricoperti di custodie di plastichina trasparente che ricoprono anche le manopole delle frecce sul volante. Dopo aver seminato germi a più non posso veniamo scaricati in hotel, dove Marti e Giorgio vanno in piscina (ora sì con la pioggia) e io mi dedico per l’ultima volta ai bagagli. La sera ancora un giretto al mitico Suria con visita al negozio Tiffany più deludente della storia dove non ho trovato nulla da comprarmi -il che è tutto dire!- e cena alla Trattoria per il pesce alla livornese più indigesto dell’intera vacanza! Sonno agitato e risveglio mattiniero per andare all’aeroporto dove ci aspetta il lussuosissimo 777 Emirates…. Selamat Jalan Malesia, Selamat Datang casetta!

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