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Stamattina sono andata da Uva a ordinare la torta per i 20 anni di Fra (tropezienne, what else?) e ovviamente avevo già fatto la mia robusta colazione a colpi di pane tostato e marmellata quindi speravo di uscire indenne dalla pasticceria…

Ma poi il profumo di burro, vaniglia e cacao che aleggiava era così inebriante che ho deciso di ordinare un caffettino, giusto per continuare ad annusarlo… Dopo di me è entrata una donna più o meno della mia età (quindi praticamente un’adolescente!!!), ha ordinato un caffè e si è fatta dare un croissant al cioccolato;  a quel punto non ce l’ho fatta più e ho scelto anch’io: croissant alla marmellata di albicocche sia! Lei (l’altra adolescente) ed io ci siamo scambiate uno sguardo d’intesa mentre ci sbriciolavamo le brioches sui cappotti e poi mi è passata accanto dicendo “arrivederci compagna di merende” e io non ho potuto fare a meno di notare la sua Gabs, praticamente identica alla mia e ho risposto con un “bella borsa!“. A quel punto lei è tornata indietro e ha incominciato a raccontarmi che ieri era andata a fare colazione da Baratti, ma che non c’è paragone, i croissants sono molto più buoni da Uva… “e poi ha provato le paste in quella nuova pasticceria di via San Secondo? Da urlo!… Eh sì, anch’io mi sono innamorata di questa Gabs pelosetta della scorsa collezione, invece st’estate me ne sono comprata una con la stampa gigante…” “Nooo, davvero? Io ho il portafoglio uguale” etc etc.

Insomma dopo esserci scambiate consigli sulle pasticcerie più buone di Torino (mi raccomando non andate da Amore, croissants unti e proprietaria antipatica) e le borse più particolari, ci siamo lasciate come due vecchie amiche che si danno del lei per andare in ufficio con la pancia piena e un sorriso leggero stampato in faccia.

Sono sicura che questa sia una qualità tutta femminile, non credo che due uomni si sarebbero mai intrattenuti così, disquisendo sul migliore dopobarba e sul toast più buono della città. Quel piccolo piacere codereccio che soddisfa olfatto, gusto e vista in un colpo solo ed è ancora più godurioso nella condivisione è proprio una nostra caratteristica e non la cambierei per nulla al mondo, nemmeno per il senso dell’orientamento di cui sono totalmente, e felicemente, priva!

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ARTE DIFFUSA

È partito il weekendone dell’arte a Torino e ieri ne ho avuto un primo assaggio. Conferenza stampa ad Artissima, preview a The Others, vernice Artissima, vernice The Others, festa Artissima Club to Club dove ho definitivamente capito che sono troppo vecchia per la musica elettronica (e forse anche per le feste…)

Bombardata di immagini, parole, gente, dopo aver chiacchierato praticamente con TUTTE le persone che conosco, sono tornata a casa all’una con la mia opera del cuore negli occhi (e nell’iPhone!!) e ho subito mandato un messaggino a Fra per dirgli che ero a casa dato che so quanto si preoccupa per me. Poi mi sono stesa sul letto di Cami a chiacchierare perché mi aveva aspettato sveglia e lei mi ha praticamente chiesto di non morire presto perché ha paura di non farcela senza di me -non era comunque nei miei programmi a breve termine ;)- e infine mi sono infilata sotto il piumone in camera mia accanto al corpicino caldo di Marti (più che caldo una stufetta!) che dormiva al posto di Giorgio che è in giro per l’Europa. Ho cercato di fare piano, ma lei si è svegliata lo stesso e mi ha detto: “Mammina che bello che sei tornata” riaddormentandosi all’istante. E io sono rimasta a pensare che questi tre ragazzi sono veramente il mio work of art, direi quasi, con grande orgoglio e nessuna modestia, il mio masterpiece… Ogni tanto mi sento veramente la mamma dei Gracchi!

Qui qualche fotina di opere che mi sono piaciute o mi hanno divertito ieri, provate a indovinare quella che mi vorrei comprare… 😉

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Archiviato in 2013, caro diario..., famiglia

RIVELAZIONI

Bè, non poteva esserci giorno migliore per una rivelazione di tale portata… Cosa meglio di Halloween, dopo una giornata intera passata a Zoom tra zucche animate, fantasmi & Co.

Così a cena Marti butta lì la domanda tanto temuta: “Papi, ma Babbo Natale esiste?”

E mentre Giorgio tutto rosso in volto comincia, dopo essersi schiarito più volte la voce, con “Ehm, vedi…” io penso che la nostra bimba è cresciuta e chissà quante ne sente a scuola e che ormai non si può più pretendere che viva tra le favole (anche se lei ripete sempre che è una fata!) e che quindi forse è il momento per…. quando Marti esordisce convinta:

“Ma no, certo che non esiste Babbo Natale… sono i folletti che portano i regali!!!”

Ok, allarme rientrato 😉

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From Russia with love!

Quando Giorgio mi ha chiesto se volevo tornare a New York per il mio compleanno ho avuto un attimo di esitazione… La tentazione era forte, ma poi ho pensato a tutti i posti che non ho mai visto al mondo e abbiamo deciso: per i nostri compleanni e l’anniversario di matrimonio quest’anno ci saremmo infilati cappotto e sciarpa, San Pietroburgo calling!
Giovedì 3 ottobre molliamo “il pacchetto biondo” a scuola e proseguiamo per Caselle e di qui a San Pietroburgo, via Frankfurt. Atterriamo in Russia alle 18.30 e, alla faccia delle guide che minacciavano due ore di sole (!!), troviamo un tramonto tutto rosa ad accoglierci. Scendiamo all’hotel Kempiski, scelto da Giorgio questa volta: l’atmosfera è calda ed elegante, ha tutti i comfort di un 5 stelle a parte nel bagno, dove la tenda -in plastica!- della vasca da bagno è sorretta da un’asta con le ventose che ovviamente io tiro giù alla prima doccia… Chiedo una stanza al piano alto per la vista e ci accontentano mandandoci al sesto, con finestra sul cortile… Vabbè comunque è un bel cortile, niente da dire ;) .

Molliamo i bagagli tra una mappa, una bussola e un cuscino disegnato a barchette (comincio a capire perché Giorgio voleva proprio venire qui) e ci dirigiamo al caffè Zoom, il ristorante numero 1 nella classifica di trip advisor che non delude mai! Aspettiamo mezz’ora per sederci bevendoci intanto un bianco argentino e una birra tedesca e poi finalmente ci accomodiamo nella sala non fumatori del caffè -qui si fuma ancora nei locali!- e ci innamoriamo subito di questo posticino. È proprio come piace a noi: carino ma non caro, fantasioso ma tradizionale, la clientela è quasi tutta indigena e molto gggggiovane, come noi d’altronde ;) !! Ordiniamo da un menù decorato con dei magnifici disegni infantili e per un hamburger, una bruschetta al salmone, un’omelette e uno strudel alle mele (libidinosoooooo) spendiamo pochissimo.
Così dopo aver osservato un po’ gli altri tavoli che giocano a carte, i fidanzati abbracciati sul divanetto senza scarpe e con le gambe attorcigliate e i peluche che fanno parte dell’arredamento ci ricordiamo che non siamo a casa e ci rivestiamo per tornare in albergo. Nonostante il freschetto -guanti e cappello indossati dal primo istante con grande disperazione di Giorgio che non apprezza il “vaso di fiori” che mi calco bene sugli occhi- torniamo al Kempinski con la sensazione che San Pietroburgo sia una città calda e accogliente.

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Malacca

Partenza per Malacca in perfetto orario e Giorgio fa persino in tempo a comprare una nuova macchina fotografica per sostituire quella di Marti sulla quale si era seduto…
Alle 14 arriviamo nel meraviglioso Majestic Malacca: fuori è una vera desolazione ma all’interno dell’albergo sembra di essere tornati indietro al periodo coloniale… Veloce pranzetto aspettando che la camera sia pronta (pure qui!) e usciamo alla volta della città Patrimonio UNESCO dal 2008. Dopo una camminata di una ventina di minuti raggiungiamo il centro e percorriamo la “famosa” Jonker street, via centrale di Chinatown. La via è un brulicare di negozietti cinesi e barucci, la cosa più interessante sono i falò che i negozianti accendono per strada a partire dal tramonto bruciando dei foglietti arrotolati e accendendo incensi vari. Sembra una specie di offerta ma non siamo riusciti a capire perché; li notiamo anche la sera successiva in giro per Malacca di fronte alle attività cinesi, mentre l’ultima sera non si vedono piromani in azione… Sera cena in albergo come da copione il primo giorno.
Il mattino dopo partiamo speranzosi verso il centro, questa volta costeggiamo il fiume allungando di moooooooolto il tragitto. C’è un senso terribile di desolazione nell’aria, tutti i bar sul fiume sono chiusi e abbandonati…. Pare che dal 2008 ci sia stato un grande incremento di turisti e che i locali ottimisticamente abbiano investito parecchio sull’offerta ai turisti, superando così notevolmente la richiesta. Il risultato sono tutti questi esercizi chiusi e un grave danno per l’economia del posto. Arriviamo esausti ed accaldati in centro (ovviamente siamo usciti dall’albergo al fresco del primo mattino, circa l’una meno venti!) e dopo una rinfrescatina all’Hard Rock Café andiamo alla scoperta del più antico tempio buddista di Malacca il Cheng Hoon Teng. Il luogo è affascinante e abbiamo la fortuna di assistere ad una celebrazione (diciamo che avevamo delle buone probabilità visto che Giorgio si è appassionato e siamo rimasti lì un paio d’ore…), di sicuro la più bella scoperta di Malacca.
Tornati in albergo -ovviamente su di un austero risciò- dopo un tuffo in piscina arriva il momento da me tanto atteso (e da Giorgio molto meno!): massage time! Ci presentiamo tutti e tre puntuali, Giorgio ed io per il massaggio malese e Marti per la manicure; dopo averci fatto bere qualche litro di the ci portano in una stanzina con dei lavandini al fondo di un lettino e ci fanno il trattamento complimentary, ovvero lavaggio della testa con olio si oliva e relativo unto massaggio. Basta aggiungere che dopo 3 giorni Marti ed io avevamo ancora i capelli unti nonostante i numerosi lavaggi per dire quanto l’abbiamo apprezzato! Dopodiché ci portano al piano superiore, nella stanza del massaggio vero e proprio che per fortuna Giorgio ha chiesto soft e io medium. Se l’avessi voluto strong credo che adesso non sarei qui a scrivere perché nè io nè lui abbiamo mai avuto tanti dolori tutti insieme!!! La mia schiena che era arrivata lì dolorante ne è uscita distrutta mentre Giorgio non riusciva a camminare il giorno seguente e per più di una settimana ha avuto dolore all’allucione che la sua “delicata” massaggiatrice -un parallelepipedo supercompatto da cui spuntavano mani pesanti come ferri da stiro- gli ha stiracchiato un pochino… Sera cena in centro e ritorno a piedi con Marti che guardava languidamente i risciò in versione saturday night fever.
L’ultimo giorno a Malacca Giorgino non si sente molto bene e minaccia di non uscire ma poi si rassegna e accetta di venire a visitare la casa Baba Nyonya nel quartiere storico. La visita è molto interessante, la casa bellissima e tenuta alla perfezione, la guida molto appassionata e fedelissima ai suoi boss, la quarta generazione di proprietari della casa. Per tornare in albergo sfidiamo la mafia dei risciò per prendere quello viola che piace tanto a Marti e Giorgio impietosito lo paga il doppio degli altri facendo attenzione a non farsi notare… Quando si dice avere senso degli affari!! Fine pomeriggio in piscina dove Marti è diventata amicissima di una bimba francese con la quale si parlano a gesti sott’acqua. Cena in posto molto carino in centro e ritorno col solito risciò (quello viola) che però di notte si illumina e mette la musica ancora più alta… Giorgio non ce la fa più a sopportare la vergogna e ci raggiunge a piedi in albergo. Valigie pronte e chiuse (nonostante i nuovi acquisti), domani mattina sveglia presto e partenza per Pulau Redang, mare arriviamoooooooooo.

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Malesia 2013

Dopo appena 12 ore di aereo e 2 di transit atterriamo a Kuala Lumpur. Il viaggio con Emirates è stato perfetto e nella pausa a Dubai siamo persino riusciti a comprare un paio di infradito alla Marti che aveva le scarpe strette… Ciononostante accusiamo una certa stanchezza quando atterriamo a Kuala Lumpur alle 9.00 del mattino locali (le nostre 3.00 di notte).

Sul taxi che copre i 70 km di distanza dalla città Marti ed io sonnecchiamo mentre Giorgio resta vigile, forse perché seduto davanti, nel posto del conducente in Italia mentre qui la guida è a destra. Arriviamo al maestoso Fraser Place in perfetto orario, così perfetto che ci tocca aspettare un paio d’ore che la stanza sia pronta. Cercando di non addormentarci in piscina guardiamo Marti che sguazza beata nella pozza al 18esimo piano, ma dove le troverà tutte ste energie?! Alle 13 finalmente saliamo in camera, anzi nell’appartamento; prendiamo così possesso della nostra casetta a Kuala Lumpur, ci docciamo e cambiamo e siamo pronti per la passeggiata più inutile della vacanza. Puntiamo infatti a Little India percorrendo praticamente autostrade cittadine sotto il sole cocente, Marti dice che le si piegano le gambine e non sa perché (sarà forse per i 34 gradi con 92% di umidità o per il fatto che non ha dormito nè mangiato nelle ultime 12 ore??) ma alla fine dopo una buona ora e mezza arriviamo a Little India, nel mercatino serale che si sta allestendo… ma la bionda non ce la fa proprio più, barcolla vistosamente quindi optiamo per un taxi che ci riporta in albergo.

Cena al ristorante sotto all’hotel, come da tradizione, peccato che Marti si addormenti sul tavolo prima dell’agognato dolce, quindi ci facciamo fare un doggy bag e torniamo in camera. Ci aspettano ben 13 ore di sonno ristoratore (Marti non conosce il senso della parola jet lag ma direi che i suoi genitori non sono da meno!) Il secondo giorno a KL puntiamo direttamente al KLCC e all’acquario, dove andiamo a colpo sicuro: la visita ai pescioni appassiona il babbo e la bambina quasi quanto la successiva gita al mall SURIA appassiona la mamma che si rifà gli occhi davanti alle vetrine dei marchi più esclusivi. Quando finalmente decidiamo di uscire ci sono le prove generali per il diluvio universale quindi torniamo dentro e facciamo un saltino da MacDonald’s per ingannare l’attesa, ma visto che la pioggia non accenna a diminuire ci gettiamo sotto i flutti e raggiungiamo belli fradici la fermata della monorotaia. Il programma è di farci un giretto per vedere Kuala Lumpur dall’alto ma piove talmente che non si vede nulla dai vetri appannati… Scendiamo a KL Sentral dove secondo la mia lettura della Lonely ci aspetta la storica stazione liberty della città, ma evidentemente era stata una lettura frettolosa perché troviamo poco dell’architettura moghul e moresca descritta… Forse perché non è la KL Station??? Si vabbè ho sbagliato, ma un po’ più di fantasia coi nomi no?!! Ne approfittiamo comunque per comprare completino indiano per Marti e torniamo mesti mesti in albergo. Sera cena al ristorante Modesto’s, mai nome fu più azzeccato!

Il terzo giorno abbiamo in programma gita ai Lake Gardens ma la replica del diluvio di ieri ci fa deviare sull’ Islamic Art Museum, bellissima visita durante la quale Giorgio si accascia momentaneamente su di una panca sbriciolando la macchina fotografica di Marti che aveva in tasca. Siamo però felici di aver trovato un ombrello al bookshop grazie al quale Giorgio riesce a placcare un taxi col quale ci facciamo portare al Central Market e da lì, con un ombrello a capoccia, ci spingiamo sino alla deludente Petaling st, la Chinatown di KL. Sera cena in ristorante italiano decisamente meno modesto di quello di ieri, a nanna pensando alla partenza per Malacca.

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Elba mon amour!

Siamo all’Elba da soli 3 giorni, ma mi sento di dire che il test sulle arterie nuove di Giorgio è stato ampiamente superato! Dopo esserci ritrovati tutti insieme a Marina di Salivoli (chi arrivato con barca chi sulle 4 ruote) decidiamo di salpare di primo mattino (più o meno mezzogiorno) per l’Elba. La traversata di un’oretta che ci separa dall’isola sarebbe molto piacevole se non fosse per i traghetti che la percorrono parecchie volte al giorno avanti e indietro: fino a 100 corse quotidiane avevamo letto sulle pubblicità e le abbiamo incrociate quasi tutte!

Scampati ai traghetti e alle onde indotte dal loro passaggio ancoriamo a sud dell’isola e ci godiamo una giornata di sole, mare e pesci. La sera torniamo in porto soddisfatti e bruciacchiati. Mattino dopo dapprima decidiamo di non uscire dato il forte vento di scirocco previsto, ma poi conveniamo che le previsioni non sono attendibili e puntiamo verso l’Elba. Il vento è sostenuto e poco tempo -ma molti traghetti- dopo siamo in una caletta meravigliosa vicino a Portoferraio, a Nisporto. Continuiamo a complimentarci con noi stessi per la scelta e ci godiamo la giornata sino alle 6, quando decidiamo di rientrare in porto. Appena usciti dalla caletta troviamo un forte vento e mare grosso, ma soprattutto non una vela in vista. Decidiamo di andare a motore aggrappati al bimini che sembra prendere il volo da un momento all’altro quando sentiamo un rumore sospetto: è la spia del surriscaldamento del motore! Il comandante inverte la rotta, spegne il motore e apre il fiocco e soltanto col nostro piccolo fiocco autovirante andiamo di bolina toccando velocità inaspettate. Io chiamo Portoferraio ma ovviamente non c’è nemmeno un posto libero, allora chiamo la Guardia Costiera che ci suggerisce di raggiungere la rada del Porto. Probabilmente nella caletta di Nisporto saremmo più riparati, ma io mi sento più sicura vicino alla civiltà (e a qualcuno che ci aggiusti il motore!) quindi puntiamo verso Portoferraio. Arrivati all’ingresso del porto tentiamo la virata ma il fiocco non ne vuol sapere, in compenso gli scogli si avvicinano festosi… Al terzo tentativo finalmente il motore dà segni di vita e riusciamo a virare e a evitare in traghetto che ci suona insistentemente alle spalle con un aggraziato giro intorno a noi stessi; non c’è storia, Wanetula è sempre la barca più elegante!!

Entrati in porto cerchiamo un posticino dove gettare l’ancora tra gli sguardi d’odio degli altri velisti (alla faccia della solidarietà tra simili!). Al secondo tentativo troviamo un buchetto perfetto da cui non ci muoviamo per tutta la notte, al contrario dei nostri vicini che alle 3 di notte si sono dovuti spostare perché avendo poca ancora se ne andavano in giro ad arare per il porto… Giorgio non ha dormito più di 3 ore e sicuramente non di fila, Fra ha dormito sul divano perché gli mancava l’aria (ma se c’erano raffiche di vento a 30 nodi?!), Benni si è imbottita di stugeron e io vegliavo su Giorgio che vegliava sulla barca. L’unica che ha dormito il sonno dei giusti è stata Marti, che si è svegliata il mattino dopo a metà della traversata del ritorno verso la terraferma, molto contrariata perché doveva indossare il giubbottino di salvataggio…

A Marina di Salivoli ci hanno cambiato la cinghia del motore e dopo un pomeriggio di riposo, un giretto con cena a Grosseto e una dormita ristoratrice (a parte quando ha iniziato a diluviare e Giorgio si è alzato a chiudere gli obló, aprire lo sprayhood, chiudere il bimini e cazzare le trappe) ora siamo pronti per nuove avventure…

Ma non dovevano essere le vacanze piú rilassanti quelle in barca a vela???!!!!

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